Mantova, Palazzo Te

Mostra Giulio Romano. Arte e Desiderio

L’esposizione, a cura di Barbara Furlotti, Guido Rebecchini e Linda Wolk-Simon, è parte integrante del programma di mostre ed eventi Giulio Romano è Palazzo Te (settembre 2019 – giugno 2020),
promosso dalla Fondazione Palazzo Te e dal Comune di Mantova, organizzato e prodotto in parternariato con la casa editrice Electa.

La mostra indaga la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte nella prima metà del Cinquecento in Italia.

Concentrandosi sul lavoro di Giulio Romano, il percorso espositivo evidenzia la capillare diffusione di un vasto repertorio di rappresentazioni erotiche nella cultura artistica cinquecentesca e svela le influenze esistenti
tra cultura alta e cultura bassa nella produzione di tali immagini.

I preziosi oggetti esposti – provenienti da venti istituzioni italiane e straniere, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, l’Ermitage di San Pietroburgo, il Musée du Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria Borghese di Roma, e la Galleria degli Uffizi e il Museo del Bargello di Firenze – sottolineano il carattere giocoso e a tratti sovversivo di queste invenzioni artistiche e dimostrano la flessibilità del soggetto erotico, utilizzato in opere che spaziano dai disegni ai dipinti, dalle sculture alle incisioni, dalle maioliche agli arazzi.

Il tema della mostra, che offre al pubblico la possibilità di indagare un aspetto relativamente poco noto dell’arte del Rinascimento, è strettamente connesso al luogo che la ospita.
Soggetti erotici e storie amorose sono infatti ricorrenti nelle sale di Palazzo Te, capolavoro indiscusso della carriera artistica di Giulio Romano: si vedano, per esempio, le vicende di Bacco e Arianna affrescate nella sala delle Metamorfosi; o la passione di re David per la bella Betzabea che prende forma nella Loggia di Davide; e soprattutto la tormentata storia di Amore e Psiche che si snoda sulle pareti e sul soffitto della sala omonima.
Molteplici sono anche i riferimenti all’interno del palazzo alla storia d’amore, in questo caso terrena e contemporanea, tra Federico II Gonzaga e Isabella Boschetti, cominciata nel 1516 e terminata solamente con la morte del duca, nel 1540.


Giulio Romano: Arte e Desiderio, allestita nell’Ala Napoleonica del palazzo, si articola in 6 sezioni.

Il percorso si apre con la presentazione teatrale di una figura di Venere di marmo antica, già di proprietà di Giulio Romano e donata dall’artista al marchese di Mantova, Federico Gonzaga.
L’opera esposta testimonia come la scultura antica ebbe un impatto fondamentale sull’immaginazione degli artisti attivi nel Cinquecento a Roma, in particolare Raffaello e Giulio Romano, e fornì loro
lo stimolo per la creazione di nuove opere dal carattere scopertamente sensuale.

La prima sezione illustra la produzione giovanile di Giulio al tempo della sua attività nella bottega di Raffaello, e in particolare il suo intervento nella decorazione della stufetta del Cardinal Bibbiena
nel Palazzo Vaticano (1515-1516), e nella Loggia di Psiche alla Villa Farnesina a Roma, il cui tripudio di antiche divinità costituì una ineludibile fonte di ispirazione per l’affresco di identico soggetto
successivamente realizzato da Giulio a Palazzo Te.

La seconda sezione è dedicata a I Modi, una serie di 16 immagini pornografiche, probabilmente ispirate a fonti antiche, che furono disegnate da Giulio Romano, incise da Marcantonio Raimondi e accompagnate da sonetti licenziosi composti da Pietro Aretino. In seguito a una severa campagna censoria da parte dell’autorità papale, queste incisioni sono andate perdute, ma la loro eccezionale fortuna è attestata dalla proliferazione di immagini erotiche ad esse ispirate e realizzate in diversi media, inclusi disegni, bronzetti e decorazioni su maiolica istoriata.

La terza sezione, intitolata Arte e Seduzione, presenta una copia antica e particolarmente fedele della Fornarina di Raffaello, probabilmente realizzata da Raffaellino del Colle, un collaboratore di Giulio Romano, e il Ritratto di cortigiana di Giulio stesso, sempre ispirato al famoso ritratto erotico raffaellesco.

A seguire, la sala dedicata a Gli amori degli dei dimostra, attraverso disegni e incisioni, la grande fortuna collezionistica di cui godettero i soggetti erotici nel Cinquecento quando venivano mascherati dietro la più accettabile apparenza di una storia mitologica e giustificati come traduzioni in immagini di invenzioni letterarie e poetiche.

La quinta sezione costituisce il cuore della mostra ed è dedicata al quadro monumentale di Giulio Romano intitolato i Due Amanti, conservato all’Ermitage, il quale potrebbe essere stato realizzato poco prima dell’arrivo dell’artista a Mantova, nel 1524, e condotto nella città dei Gonzaga come dono per il marchese Federico. Affiancano il dipinto due opere di eccezionale importanza artistica, affini ai Due Amanti per soggetto e cronologia: un arazzo – spettacolare per dimensioni e preziosità dei materiali – con Mercurio ed Erse, ispirato a un’invenzione di Raffaello per la Villa Farnesina, in prestito dal Metropolitan Museum of Art di New York, e un raffinato cartone di grandi dimensioni preveniente dal Louvre raffigurante Giove e Danae, di mano di Perino del Vaga – un altro collaboratore di Raffaello – che dovette servire da modello per un arazzo (ora perduto) realizzato su commissione di Andrea Doria, parte di una serie dedicata agli amori clandestini di Giove.

Il tema degli amori clandestini di Giove torna nell’ultima stanza dell’esposizione, dove un grande cartone raffigurante gli amori di Giove e Leda ispirato a una invenzione di Michelangelo e la sensuale Danae di Correggio, commissionata da Federico Gonzaga nel 1530-1532, attestano come gli artisti cinquecenteschi si siano cimentati nel campo della pittura di soggetto erotico in competizione con la scuola di Raffaello.

Gallery

Dove

Palazzo Te
Viale Te 13 Mantova